La mia collaborazione con il gruppo di lavoro dell’Unione Europea su Etica e Intelligenza Artificiale si è conclusa a dicembre 2025. L’ultimo rapporto su cui ho lavorato è andato in review questa estate.
Dopo due mandati di tre anni era tempo di lasciare. Ci sono dei limiti su quello che si può vedere, analizzare e su cui, alla fine, devi prendere posizione.
Quello che un essere umano ha fatto a un altro essere umano, con l’aiuto di un’Intelligenza Artificiale, mi ha spezzato dentro più di una volta.
È stata un’esperienza totalizzante di cui sono orgoglioso. E per la quale ho dovuto diluire le sessioni in presenza così come i post su LinkedIn.
Non che le richieste siano mancate, ma è facile farsi scappare qualcosa su quello che si sta analizzando. Un’autocensura per non incorrere in problemi legali.
In aggiunta, una piccola critica. Il mondo IT che amo è quello che crea e smanetta (anche con la IA). Mi annoio in un mondo che integra senza pensare alle conseguenze. Quando decine di professionisti smettono di guidare la IA, ma ne vengono usati. Quando diventano il peggior nemico di sé stessi: gli utonti davanti allo schermo.
Così mi sono ributtato sui libri come non accadeva da tempo. Libri fuori dalla mia comfort zone. Non erano di storia o matematica, ma di etica e filosofia. Nozioni necessarie per poter parlare la stessa lingua dei miei interlocutori non-tech.
Quando in Italia ho iniziato a parlare di Etica e IA correva l’anno 2019. Fui visto come un alieno. Un imprenditore, uno startupper, un detentore di brevetti IA che parla di Etica e IA (e corregge chi parla di Etica della IA: perché il mio tostapane NON ha un’etica.)

Etica in Italia fa rima con San Francesco: i soldi fanno schifo, sono il male, il business è una guerra e menate simili. Di contro, Business Ethics è uno dei primi corsi di qualunque M.B.A. negli Stati Uniti. Chiunque ha una (o più) visioni etiche, anche un’azienda che vende armi ha la propria.
Un passo alla volta, ho iniziato a portare i report e le decisioni del gruppo di lavoro fuori dal mio mondo, fuori dal mondo IT. Eliminando il linguaggio tecnico quando non necessario, imparando il lessico familiare della comunità che mi invitava.
Mi spiace quando si percepisce soltanto il lato pericoloso della IA e non le meraviglie che sta apportando già da oltre un ventennio, ma il cervello umano è fatto a modo suo: le cose belle passano in fretta, i pericoli ci restano dentro.
Non posso fargliene una colpa: questo meccanismo ci ha permesso di sopravvivere. Non posso però nemmeno lasciarlo fare, devo hackerarlo.
Sono convinto che spiegare i limiti del nostro modo di pensare (i famosi BIAS) sia il primo passo per un approccio e un uso consapevole della IA. A maggior ragione, da quando questa è fuori dall’ambiente di ricerca e nelle mani di tutti noi.
